Quando penso all’amore penso al sorriso di un bambino, alla sua gioia, alla sua spontaneità ed alla sua forza nel chiedere quello che vuole senza mezzi termini. Penso alla purezza del suo sguardo e agli occhi che non mentono mai.

In tutti i viaggi che ho fatto posso dire che non sono mai tornata a casa senza una foto con i “piccoli” come protagonisti. Mauritius, Cuba, Egitto,Thailandia, ovunque. Mi colpiscono sempre e non perché sono una donna alla ricerca della maternità – capitolo troppo grande da affrontare in questo articolo – ma per la loro bellezza, una bellezza che molti non sanno neanche di avere e a cui non interessa neanche tanto particolarmente, una bellezza che arriva dal profondo del cuore.

Uscendo dall’Italia e spostandomi in luoghi abbastanza distanti da noi, sia geograficamente che culturalmente, ho avuto la fortuna di entrare in case create semplicemente con mattoni fatti di sterco mischiato ad acqua e fieno, talmente piccole e buie (senza elettricità) che quando ci entri ti sembra di soffocare e se sei un po’ troppo alto devi stare leggermente piegato altrimenti vai a sbattere la testa contro l’ingresso.

Ho incontrato bambini vestiti di un solo telo a coprire le parti intime o completamente nudi, che quando mi hanno vista, mi hanno fatta sentire importante con le loro risate e con i loro sguardi curiosi. Una novità entrata per un secondo nella loro vita fatta di aria, sole, animali e terra.

Nelle foto che vedete mi trovavo in Kenya, ero andata a visitare questo popolo nomade dedito alla pastorizia: i Masai Mara. E ricordo ancora quanto i volti dei bambini mi abbiano fatto stare bene e male allo stesso tempo. Durante i vari spostamenti da un luogo all’altro, mi ritorna in mente quando mi vedevano arrivare, il loro rincorrerci gridando continuamente :”sweet, sweet“. Volevano dei dolci e le guide ci consigliavano di non dare niente. Alcuni di questi bambini sono sfruttati dai genitori per fare sì che il turista impietosito, gli regali qualcosa facendogli solo del male. Quante storie mi sono state raccontate e quanto dolore devono aver passato e passano ancora. Mi è capitato di andare a visitare un orfanotrofio gestito da una signora inglese (consigliatoci dall’assistente della struttura in cui alloggiavo, perché purtroppo anche in quel mondo ci sono situazioni molto corrotte) e la maggior parte dei bambini che vanno li sono stati mandati dai genitori stessi perché non possono mantenerli oppure sono stati trovati nei cassonetti dell’immondizia. E quando ti guardano lo fanno con occhi spalancati e sorridendoti, donandoti la loro fiducia. Mi domando come fanno ad averne ancora.

E poi torno in Italia e vedo quanto tutto ciò non tocchi quasi nessuno, quanto i nostri figli, nipoti, cugini crescano pensando che se non sei bello, in base alle immagini e video sparate dai vari social network, non sei nessuno, se non hai un cellulare non sei nessuno, se non hai il vestitino o le scarpette firmate non sei nessuno, se non hai uno specifico gioco, da poi accatastare nel mucchio dopo neanche un secondo, non sei nessuno. Ed è tutta colpa di noi adulti che non ci ricordiamo di essere stati bambini e che l’unica cosa che veramente volevamo era l’abbraccio e l’amore di chi ci stava accanto e la voglia di condividere con loro gli attimi della nostra vita.

Ed è colpa di questa società che ci sta facendo sentire sempre più soli e che ci da delle soddisfazioni effimere con dei like a delle foto. Foto fatte a minorenni che non hanno possibilità di scegliere se vogliono farsi mostrare a tutti gli amici virtuali di Facebook, Instagram e via dicendo, dai propri parenti. Lo sapete che in alcuni posti del mondo è rischioso fotografare un bambino perché hanno paura che gli rubi l’anima? Che dite? Potrebbe essere vero?

E molto spesso, quando faccio queste osservazioni, mi si dice che non posso capire perché non sono una madre. Può essere vero, non ho figli e non posso sapere cosa farò un giorno ma la mia speranza è che se dovesse succedere – perché avrò trovato un amore che mi permetta di dare la vita ad un altro essere umano e non per soddisfazione personale – allora quel giorno cercherò di tutelare questa persona facendola crescere nel migliore dei modi e ricordandogli/le che noi siamo nati nella parte fortunata del mondo (almeno credo) e c’è una parte invece che molto spesso viene dimenticata da Dio. Qualsiasi Dio in cui si creda!

Chiudo questo articolo con un video di Sara Melotti, una fotografa che, insieme a Vittoria, ho avuto il piacere di intervistare e le cui parole mi hanno aperto gli occhi su alcuni aspetti della mia vita e mi hanno fatto pensare ad alcuni schemi difficili da rompere. Una ragazza che, grazie a Terre des Hommes, ha preso ed è andata in Iraq a constatare con i suoi stessi occhi quello che c’è in luoghi dimenticati da chiunque. Vedrete figli, fratelli, sorelle, cugini non vostri e vi domanderete: perché permettiamo tutto questo?

I sorrisi più belli…Quelli dei bambini!

Laura.

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